Affidavit: Lawyer Mario Molo – in Italian

Il sottoscritto avvocato Mario Molo, cittadino svizzero con Studio legale in Bellinzona, Cantone Ticino, Svizzera, rilascia la seguente dichiarazione sulla posizione del signor Vito Roberto Palazzolo, nato il 31.07.1947, di cittadinanza italiana e residente a Franschhoek, Sud Africa.

1)Il signor Vito Roberto Palazzolo mi ha affidato il suo patrocinio penale agli inizi di giugno del 1989. Contro di lui la Corte delle Assise criminali del Cantone Ticino (Svizzera) aveva pronunciato, il 26 settembre 1985, una condanna ad una pena di tre anni di reclusione per infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. La sentenza era stata impugnata e quindi non era definitiva.

Nella citata sentenza, la Corte aveva ritenuto a carico del Palazzolo la partecipazione al trasferimento di 6 milioni $ USA dagli Stati Uniti alla Svizzera dopo il mese di settembre del 1982, l’aveva invece prosciolto dall’accusa di aver partecipato al trasferimento di un importo di complessivi 28 milioni $ USA dagli Stati Uniti alla Svizzera dalla fine del 1981 al mese di settembre del 1982.

Il processo, denominato dalla stampa “Pizza Connection”, che ha visto imputato il signor Vito Roberto Palazzolo insieme ad altre tre persone di cittadinanza svizzera, è stato il primo nel nostro Paese che ha dovuto giudicare un caso di money londering.

Dato che la legislazione svizzera, fino al 1° agosto 1990, non conosceva una norma penale specifica che permetteva di punire questa attività illecita, la Corte delle Assise criminali ha dovuto far capo alla Legge federale sugli stupefacenti che all’art. 19 cpv. 1 dichiara punibile chi “finanzia un traffico illecito di stupefacenti o serve da intermediario per il suo finanziamento”. Questo disposto penale è stato adottato in Svizzera dopo la ratifica della convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961.

Per giungere alla condanna si è però dovuto procedere ad una interpretazione estensiva del concetto di finanziamento e di intermediazione perché l’attività illecita di Palazzolo è stata solo quella di aver organizzato il trasferimento dagli Stati Uniti alla Svizzera di somme di denaro per conto di clienti implicati in traffici di droga, senza però partecipazione diretta al traffico medesimo e senza che i soldi trasferiti siano poi stati investiti per finanziare l’acquisto di droga.

Per quanto riguarda l’aspetto soggettivo, ossia l’intenzionalità, la Corte delle Assise criminali del Cantone Ticino ha accertato che Vito Roberto Palazzolo, fino al 30 settembre 1982, non ha agito con consapevolezza e volontà perché non sapeva, pur avendo avuto dubbi e perplessità, che gli importi trasferiti potessero provenire dalla vendita al dettaglio di droga e che i suoi clienti fossero dei trafficanti. Egli non ha quindi avuto all’epoca né consapevolezza né volontà di contribuire ad un traffico di droga (pag. 100). Solo dopo che, agli inizi di ottobre, il Palazzolo venne informato da un direttore della E.F. Hutton and Co Inc che la FBI stava indagando a New York sui movimenti di denaro, la Corte ha ritenuto che il Palazzolo ha agito con dolo eventuale, disponendo il trasferimento di 3 milioni $ USA, che si trovavano già depositati presso la Hutton, e di altri 3 milioni che erano già stati raccolti ma non ancora depositati alla Hutton.

Ebbene, il dolo eventuale è una costruzione giuridica che si situa tra l’intenzionalità e la negligenza. Agisce con dolo eventuale chi pur non volendo partecipare ad un finanziamento di un traffico di droga, ritiene possibile che il trasferimento dei soldi potrebbe comportare una simile eventualità e, ciononostante, effettua il medesimo.

La Corte criminale del Cantone Ticino, considerati i dubbi del Palazzolo sulla provenienza poco chiara delle somme di denaro, ha ritenuto che, dopo l’allarme causato dall’inchiesta della FBI, egli non poteva più scartare l’eventualità che il denaro fosse collegato a traffici di droga, soprattutto tenuto anche conto del fatto che, quando cominciò ad indagare sulla provenienza dello stesso e sul background dei suoi clienti, Palazzolo venne minacciato da quest’ultimi che gli ingiunsero di trasferire le somme di denaro che gli erano già state consegnate.

Palazzolo, che ritenne serie le minacce ricevute, fece chiudere i conti presso la Hutton di New York e trasferire in Svizzera i 6 milioni $ USA, disponendo la consegna ai loro proprietari. Queste operazioni ebbero luogo tra la fine del 1982 e gli inizi del 1983. Le somme però non servirono per finanziare un traffico di droga, tuttavia la sola possibilità che potessero essere impiegate a questo scopo è stata ritenuta sufficiente per condannare Palazzolo (sentenza pag. 94) il quale, a quel momento, non poteva considerare più i suoi clienti come persone completamente estranee ai traffici di droga (sentenza pag. 112).

Palazzolo troncò comunque le relazioni con i suoi clienti che sospettava essere mafiosi e non si occupò più di trasferimenti di valuta. Egli venne arrestato il 20 aprile 1984 ossia dopo aver, da oltre un anno, cessato ogni attività illecita.

Infine, per quanto riguarda la persona di Vito Roberto Palazzolo, la Corte ha considerato che:

“Egli proviene da famiglia aristocratica palermitana non coinvolta direttamente, per quanto risulta, nelle associazioni mafiose.

Lo stesso magistrato requirente non ha considerato Palazzolo quale associato ad una organizzazione mafiosa, ma un commerciante che nelle sue relazioni internazionali per traffici di preziosi e di valuta, e per la gestione fiduciaria di patrimoni altrui, ha certamente avuto contatti, come si vedrà, con i trafficantidi droga”

(sentenza Corte criminale 26.09.1985 pag. 53 e 54).

Bisogna ancora sottolineare che la Corte delle Assise criminali ha riconosciuto che Palazzolo ha commesso gli atti delittuosi in una condizione psicologica particolare, quella della grave angustia (pag. 108 e 121), causata dalle serie minacce alla sua vita che aveva ricevuto. Palazzolo quindi non ha avuto libertà di scelta, ma ha infranto la legge perché vi è stato costretto.

2)La sentenza della Corte criminale del Cantone Ticino è stata impugnata dal Procuratore Pubblico e da Vito Roberto Palazzolo.

Si deve, a questo proposito, spiegare che in Svizzera esistono tre gradi di giudizio. Il primo, quello della Corte criminale, decide liberamente sui fatti e sull’applicazione del diritto. Gli altri due gradi invece, ossia la Corte di cassazione e revisione penale e, quale ultimo grado, il Tribunale federale, sono vincolati agli accertamenti di fatti operati dalla Corte criminale e controllano solo se a questi fatti è stata correttamente applicata la norma penale.

Con sentenza dell’11 aprile 1986 la Corte di cassazione e revisione penale ha modificato il giudizio di primo grado in vari punti e, per quanto riguarda Palazzolo, l’ha condannato per un ulteriore trasferimento di 1,5 milioni $ USA che la prima Corte non aveva considerato di rilevanza penale e per violazione per negligenza della Legge federale sugli stupefacenti per la sua partecipazione ai trasferimenti di importi per complessivi 28 milioni $ USA, effettuati prima del mese di ottobre del 1982, che la prima Corte non aveva ritenuto punibile. La misura della condanna è quindi stata portata da 3 anni a 5 anni e 6 mesi.

3)Vito Roberto Palazzolo ha presentato, contro questa sentenza, ricorso al Tribunale federale svizzero che sospendeva il procedimento in attesa dell’esito di una procedura di revisione pendente contro la condanna di violazione aggravata della Legge federale sugli stupefacenti riferita a 1,5 milioni di dollari di cui alla sentenza dell’11 aprile 1986 citata nel punto precedente.

La revisione è stata coronata da successo e la Corte delle Assise criminali del Cantone Ticino (Svizzera) proscioglieva, con sentenza del 9 agosto 1989, Vito Roberto Palazzolo da questa accusa, riducendo la pena di reclusione da 5 anni e 6 mesi a 5 anni.

4)Il Tribunale federale poteva così esaminare i ricorsi presentati dalla Procura Pubblica e da Vito Roberto Palazzolo contro la sentenza della Corte di cassazione e di revisione penale dell’11 aprile 1986, annullandola il 6 gennaio 1992 nella misura in cui aveva condannato Vito Roberto Palazzolo per violazione colposa della Legge federale sugli stupefacenti riferita al finanziamento per negligenza di 28 milioni di dollari, rinviando il processo alla Corte di cassazione e di revisione penale per nuova decisione sulla pena.

5)Con sentenza del 5 novembre 1993, la Corte di cassazione e di revisione penale modificava il proprio giudizio dell’11 aprile 1986, accogliendo parzialmente il ricorso di Vito Roberto Palazzolo, condannandolo alla pena di 3 anni e 9 mesi di reclusione, dedotto interamente il carcere preventivo sofferto, al pagamento di una multa di fr. 20’000.– e all’espulsione dal territorio svizzero per la durata di 5 anni a far tempo dal giorno della pronuncia della sentenza.

6)La sentenza del 5 novembre 1993 della Corte di cassazione e di revisione penale di condanna a 3 anni e 9 mesi è diventata definitiva il 3 maggio 1994 quando il Tribunale federale svizzero ha respinto il ricorso presentato da Vito Roberto Palazzolo.

7)Per effetto della condanna definitiva a 3 anni e 9 mesi, è risultato che Vito Roberto Palazzolo, rimesso in libertà il 1° ottobre 1989, aveva espiato, in modo ingiustificato, 1 anno, 9 mesi e 27 giorni di carcerazione di troppo, pur tenendo conto dell’interruzione del periodo di espiazione della pena dal 26 dicembre 1986 al 31 gennaio 1988.

Egli ha quindi presentato una domanda di risarcimento danni per ingiusta carcerazione a carico del Cantone Ticino che è stata evasa dal decreto emanato il 12 dicembre 1997 dal Presidente del Tribunale penale cantonale che ha dissequestrato la maggior parte dei fondi bloccati dal Ministero Pubblico di Lugano il 1° febbraio 1988.

In fede:

Avv. Mario Molo